Storia
Nata ufficialmente nel 2006, l'Unità di ricerca in psicologia dell'emergenza celebra nel 2026 vent'anni di attività e riconoscimenti.
Già dal 2001, tuttavia, aveva iniziato ad operare, presso il Dipartimento di Psicologia, il primo nucleo dell'Unità. Per questo, il logo creato per comunicare l'evento indica la cifra di 20+5 .
Avevamo individuato, in quegli anni, un'area disciplinare innovativa e specifica, che fu definita inizialmente "psicologia dei disastri". L'oggetto di studio e intervento andò definendosi gradualmente, focalizzando l'attenzione sui peculiari processi psichici che caratterizzano ogni contesto caratterizzato dalla percezione di minacce mortifere, sproporzione di risorse ed emozioni intense. Nel 2001 fu lanciato il primo Master, intitolato "Interventi Relazionali in contesti di emergenza. Il gruppo di ricerca provo' ad assumere diversi nomi: OIISE, Irce-net, Piccole Mani.. fino a giungere al riconoscimento ufficiale come Unità di ricerca in psicologia dell'emergenza.
I componenti dell'Unità di ricerca, insieme ai corsisti della prima edizione del Master furono subito messi alla prova: il terremoto del Molise chiese interventi di soccorso psicologico immediati, all'interno della colonna mobile della Regione Lombardia.
L'impegno sul campo proseguì in Sri Lanka, dopo il devastante Tsunami del 2003 e ancora in Abruzzo, negli anni successivi al terremoto del 2009.
Interventi a favore delle popolazioni colpite da terremoti proseguirono in realtà anche oltre a questo periodo: a seguito delle scosse in Emilia, Marche e Centro Italia. Sono tuttavia le esperienze maturate in quegli anni a costituire il fondamento metodologico dell'expertise messa a disposizione negli anni successivi.
A partire dal 2010 la Psicologia dell'emergenza fa un salto di livello in Italia. Le esperienze realizzate in Abruzzo costituiscono un riferimento per tutti gli psicologi in Italia e cresce in modo esponenziale la richiesta di formazione, da parte di diversi soggetti. Psicologi, sanitari, volontari, amministratori, forze dell'Ordine, Vigili del fuoco sembrano scoprire l'importanza della mente in emergenza, o meglio scoprono la possibiltà di comprendere e gestire professionalmente le complesse dinamiche umane ed emotive che si intrecciano in questi contesti.
Due sono gli strumenti fondamentali in questa fase: il Manuale di Psicologia dell'emergenza edito da Franco Angeli (primo volume universitario interamente italiano sulla materia, a pari merito con quello edito dal Mulino editore) e le linee guida governative della Commissione Prodi per l'aiuto psicosociale in emergenza, documento che ha avuto Fabio Sbattella, come uno degli estensori.
L'Unità di ricerca giunge in questi anni alla piena maturità. Le attività si differenziano e si moltiplicano. Grande sviluppo ha il tema della ricerca persone scomparse, ma anche l'apertura a progetti di assistenza umanitaria nel post catastrofe. Grazie all'espereinza maturata in Sri lanka, è ora la volta di intervenire in haiti, ma anche in Kossovo, Russia, Salvador, Ecuador e Cina.
Dal punto di vista istituzionale, la psicologia dell'emergenza raggiunge un altro traguardo importante: per la prima volta un corso di psicologia dell'emergenza è inserito all'interno di una laurea specialistica per psicologi e non solo di percorsi post universitari.
Cio' significa che tutti gli psicologic, anche quelli che non si occuperanno di emrgenza devono conoscere i processi mentalie relazionali che caratterizzano l'emergenza. Anche per occuparsi poi di normalità, sviluppo, lavoro.
La pandemia da Covid19 rende la Psicologia dell'emergenza nota all'universo intero. L'emergenza pandemica è dichiarata per ogni cittadino italiano ed europeo. Tutti sperimentano con mano gli effetti e le dinamiche dovute a limitazioni, incertezza, presenza di una minaccia mortifera per cui mancano strumenti di contrasto efficaci e immediati. L'attività dell'Unità di ricerca diventa frenetica e si basa sugli apprendimenti guadagnati durante gli anni della Pandemia da AIDS (1986-1996) che molti ignorano, ma sta tra le radici della professionalità presente nell'Unità.
Al Covid si aggiunge la consapevolezza delle minacce poste dalla crisi climatica e l'Unità di ricerca estende il suo interesse da quello di emergenza a quello di crisi e permacrisi.
L'invasione dell'Ucraina segna la fine di un'epoca.
Dopo anni di guerra fredda e finta pace si aprono faglie devastanti nel rapporto tra i popoli. Si tratta di un'epoca nuova, dove anche la psicologia torna in guerra (in guerra, veramente, sono nati molti saperi della psicologia dell'emergenza!!).
La psicologia, nel mondo, torna sul campo non solo per curare i traumi, ma anche per sostenere i combattenti e motivare le opinioni pubbliche.
Gli effetti della guerra psicologica si vedono nell'ansia dilagante anche in Italia, nelle polarizzazioni architettate dalla guerra ibrida e nello sgomento che paralizza molti.
Ancora una volta, l'Unità di ricerca riflette, rinnova i suoi strumenti e scende in campo: accanto alle famiglie che accolgono i profughi ucraini, accanto alle comunità sconvolte dal pogrom del 7 ottobre, accanto ai giovani chiamati alle armi e polarizzati per trasformare il dolore in menti ostili.
Non si interrompono in questo periodo le attività già iniziate e caratterizzanti l'Unità di ricerca: corsi per la prevenzione degli incendi, preparazione del personale al sostegno delle vittime, elaborazione dei lutti traumatici e formazione universitaria.
Perché, anche in emergenza, è possibile creare buone basi per un futuro migliore.